Nel dicembre 1989 un investitore imposta un portafoglio 60% azioni e 40% obbligazioni, poi non lo tocca più. A fine 2021 quel portafoglio non è più 60/40: è diventato 80/20. Non ha cambiato idea, non ha fatto acquisti, non ha deciso niente. Ha semplicemente lasciato che fossero i mercati a scegliere quanto rischio correre al posto suo, e i mercati hanno scelto molto più di quanto avesse scelto lui.
Il numero è di Vanguard, che quella simulazione l’ha fatta sul serio in uno studio del 2022. Nel corso di quei trentadue anni la quota azionaria è oscillata fra circa il 50% e circa l’80%: significa che ci sono stati momenti in cui quel portafoglio era molto più prudente di quanto il suo proprietario avesse deciso, e altri in cui era molto più aggressivo. In entrambi i casi non corrispondeva più a niente.
Il ribilanciamento serve a questo, e solo a questo: non a guadagnare di più, ma a far sì che il rischio che corri resti quello che avevi scelto. È il terzo dei tre assi del portafoglio, quello della manutenzione. La domanda pratica è con quale regola.
Le due scuole, e la terza che le mette insieme
Vanguard, nel suo studio, scompone qualsiasi strategia di ribilanciamento in tre pezzi, ed è una scomposizione utile perché la maggior parte delle discussioni confonde i primi due:
- Frequenza: ogni quanto guardi il portafoglio. Giornaliera, settimanale, mensile, trimestrale, semestrale, annuale
- Soglia: quanto lasci che i pesi si allontanino dal bersaglio prima di intervenire. L’1%, il 3%, il 5%, il 10%
- Destinazione: fin dove riporti indietro i pesi. Fino al bersaglio esatto, a metà strada, o solo fino al bordo della soglia
Dalle prime due nascono i tre metodi che si trovano in giro:
| Metodo | Come funziona | Il difetto |
|---|---|---|
| A calendario | Guardi e ribilanci a data fissa, qualunque cosa sia successa | Se il mercato non si è mosso, fai operazioni inutili che paghi comunque |
| A soglia | Ribilanci solo quando un peso si allontana di tot dal bersaglio | Per funzionare davvero richiede di guardare tutti i giorni |
| Misto | Guardi a data fissa, ma intervieni solo se la soglia è superata | Il più sensato dei tre, ed è anche il più usato dai fondi |
Quel difetto del metodo a soglia è il punto che quasi nessuno dice ad alta voce, e lo dice Vanguard stessa nel suo paper: il ribilanciamento a soglia “richiede che il portafoglio sia monitorato quotidianamente e non è quindi pratico per gli investitori che gestiscono da soli il proprio portafoglio”. È un metodo pensato per chi ha un sistema che controlla i pesi in automatico, non per una persona che apre l’app del broker quando se ne ricorda.
Cosa dice lo studio: vince l’annuale, e non di poco
Vanguard ha simulato le distribuzioni di rendimento e di costi di transazione (non un solo percorso storico, ma un’intera distribuzione di scenari) e ha confrontato metodi a calendario da giornaliero a ogni due anni e mezzo, metodi a soglia dall’1% al 15%, e tutte le combinazioni dei due. Poi ha misurato quanto vale un metodo rispetto a un altro con un indicatore chiamato certainty fee equivalent, cioè la commissione annua che saresti disposto a pagare per avere il metodo migliore invece di quello peggiore.
Il risultato è una curva a campana, e il verdetto è netto: il ribilanciamento annuale è il metodo ottimale, per tutte le allocazioni azionarie testate dal 35% al 90%.
| Confronto | Vantaggio del ribilanciamento annuale |
|---|---|
| Annuale contro giornaliero | 51 punti base l’anno (0,51%) |
| Annuale contro mensile | da 21 a 28 punti base |
| Annuale contro trimestrale | da 10 a 16 punti base |
| Annuale contro trimestrale con soglia al 5% | da 6 a 14 punti base |
E c’è un dettaglio pratico che vale oro: fra “annuale e basta” e “annuale con una soglia dell’1% o del 2%” non c’è differenza sostanziale. Vanguard le tratta come equivalenti. Vuol dire che il metodo migliore è anche il più semplice da eseguire, il che non capita quasi mai.
Vale anche l’altro lato: ribilanciare troppo di rado è un errore quanto ribilanciare troppo spesso. Ogni due anni e mezzo, o mai, il portafoglio si allontana troppo e smette di corrispondere alla tua tolleranza al rischio. Nel confronto fra metodi misti, “non ribilanciare mai” risulta il peggiore di tutti.
Il pezzo controintuitivo: l’80% del vantaggio non viene dai costi
Qui c’è la parte che ribalta l’intuizione comune. Verrebbe da pensare che il ribilanciamento annuale vinca perché fa meno operazioni e quindi paga meno commissioni. Vanguard ha scomposto il beneficio e ha trovato che è vero solo per un pezzo piccolo:
- dal 10% al 20% del vantaggio dell’annuale sul mensile si spiega con i minori costi di transazione
- dall’80% al 90% si spiega con ragioni di mercato, cioè con il fatto che lasciando correre più a lungo la parte che sta salendo si raccoglie meglio il premio al rischio azionario
Detto in modo diretto: ribilanciare spesso ti fa vendere sistematicamente troppo presto quello che sta andando bene. Il costo delle commissioni è la parte piccola del danno. La parte grossa è che stai tagliando la crescita.
Questo però non è un argomento per non ribilanciare mai, ed è importante non leggerlo così. Il quadro completo dello studio è che esiste un punto di equilibrio: abbastanza raramente da lasciar correre il premio azionario, abbastanza spesso da non ritrovarti con l’80% di azioni quando ne avevi scelto il 60%. Quel punto, nelle simulazioni, cade a dodici mesi.
Il momento peggiore per ribilanciare è quello in cui la soglia scatta
C’è un altro risultato dello studio che merita di essere isolato, perché è esattamente il tallone d’Achille del metodo a soglia.
I costi di transazione non sono fissi. Dipendono dallo spread fra denaro e lettera, e quello spread si allarga quando i mercati sono agitati: Vanguard misura che in fase di turbolenza i costi di transazione possono aumentare fino a dieci volte. Ora, quand’è che una soglia del 5% viene superata? Quando il mercato si muove tanto e in fretta, cioè in una fase di turbolenza. Il metodo a soglia, per costruzione, ti fa operare nel momento esatto in cui operare costa di più.
Lo studio lo quantifica dividendo le simulazioni in cinque gruppi per livello di volatilità. Nei quattro gruppi a volatilità da bassa a medio alta la differenza fra annuale e mensile è piccola, a volte a favore dell’uno a volte dell’altro. Nel quinto gruppo, quello a volatilità alta, il ribilanciamento annuale batte il mensile di 1,52% annuo. Quasi tutto il vantaggio del metodo lento si accumula nei momenti di panico, che sono precisamente quelli in cui il metodo veloce ti fa muovere di più.
C’è anche una ragione meno tecnica e altrettanto concreta: nelle fasi agitate capita di ribilanciare in una direzione e doverlo rifare al contrario poche settimane dopo, perché nel frattempo il mercato è tornato indietro. Sono due operazioni che si annullano a vicenda e che hai pagato entrambe.
Il conto italiano, che gli studi americani non fanno
Tutto quanto sopra vale per un investitore qualsiasi. Per un investitore italiano c’è un livello in più, e cambia il calcolo in modo significativo.
Ribilanciare vendendo significa realizzare una plusvalenza. Su quella plusvalenza si paga il 26% di imposta sostitutiva, con l’eccezione dei titoli di Stato italiani e di quelli dei Paesi in white list, per i quali il reddito concorre nel limite del 48,08% del suo ammontare, cioè un prelievo effettivo del 12,5%. In regime amministrato l’intermediario la trattiene da solo e tu vedi solo il netto.
Fin qui è un costo prevedibile. Il problema è che in Italia non è simmetrico.
Se ribilanci vendendo la parte in guadagno, paghi. Se ribilanci vendendo la parte in perdita, la minusvalenza che generi finisce fra i redditi diversi, mentre i proventi che incasserai vendendo in futuro un ETF o un fondo armonizzato sono classificati come redditi di capitale. Le due categorie non si compensano: la perdita che hai realizzato ribilanciando non abbatterà il guadagno futuro su un altro ETF. È l’asimmetria dello zainetto fiscale, e in un ribilanciamento morde due volte, perché tipicamente vendi proprio la classe che è andata meglio.
La conseguenza pratica è che in Italia la frequenza ottimale del ribilanciamento è, se possibile, ancora più bassa di quella che esce dallo studio Vanguard, perché ogni operazione in più non aggiunge solo commissioni ma anche un’imposta che negli Stati Uniti l’investitore può in parte pianificare e in Italia molto meno.
Il metodo che non paga tasse: ribilanciare comprando
Esiste un modo di riportare i pesi al bersaglio senza vendere niente, e quindi senza far scattare nessuna imposta: usare i versamenti nuovi.
Se ogni mese metti da parte una cifra, invece di dividerla secondo le percentuali del bersaglio, la indirizzi tutta sulla classe che è rimasta indietro. Il peso si riavvicina al target dal basso, per diluizione, invece che dall’alto per vendita. Zero plusvalenze realizzate, zero imposta, e nella maggior parte dei casi anche zero commissioni aggiuntive, perché quell’acquisto lo avresti fatto comunque.
Ha un limite preciso ed è bene conoscerlo: funziona finché il versamento è grande rispetto al capitale già investito. Con 100.000 euro investiti e 300 euro al mese, un versamento vale lo 0,3% del portafoglio e non sposta una deriva di dieci punti percentuali. Con 15.000 euro investiti e 300 euro al mese vale il 2%, e in pochi mesi rimette a posto parecchio. È la ragione per cui questo metodo è quasi sempre sufficiente nei primi anni di un piano di accumulo e quasi sempre insufficiente dopo, e il passaggio da uno stadio all’altro è graduale e non ha una data.
La regola pratica, in tre righe
Mettendo insieme lo studio e il contesto fiscale italiano, la regola che ne esce per chi gestisce il proprio portafoglio da solo è questa:
- Guarda i pesi una volta l’anno, sempre nello stesso periodo, e mettilo in calendario invece di affidarti alla memoria. Una data fissa toglie di mezzo la tentazione di guardare quando il mercato fa notizia
- Interveni solo se qualcosa si è spostato in modo rilevante. Una soglia dell’1% o del 2% sul singolo peso è quella che nello studio risulta ottimale insieme alla frequenza annuale, ma già lo scarto che ti fa dire “questo non è più il mio portafoglio” è un criterio ragionevole
- Prima di vendere, verifica se puoi correggere con i versamenti dei mesi successivi. Se la deriva si chiude in tre o quattro mesi di contributi indirizzati, la vendita non serve, e ti sei risparmiato il 26%
Il calcolatore di ribilanciamento di questo sito fa il passo che resta, cioè il conto: dati i pesi attuali e quelli obiettivo, dice esattamente quanto comprare e quanto vendere di ciascuna classe, e confronta calendario, bande di tolleranza e metodo misto sul tuo caso.
Le due cose che il ribilanciamento non è
Vale la pena chiuderle esplicitamente, perché sono i due fraintendimenti più comuni.
Non è market timing. Ribilanciare significa vendere quello che è salito e comprare quello che è sceso, il che assomiglia a una scommessa sul ritorno alla media. Non lo è, perché la regola non dipende da nessuna previsione: si applica sempre allo stesso modo, quale che sia la tua opinione sul mercato. Anzi, è vero il contrario: la regola esiste proprio per toglierti la possibilità di decidere sul momento.
Non serve a rendere di più. Nelle simulazioni Vanguard il beneficio del metodo migliore rispetto a quello peggiore si misura in decine di punti base l’anno, non in punti percentuali. La funzione primaria, per usare le parole dello studio, è tenere il rischio del portafoglio allineato alla tolleranza al rischio dell’investitore. Se cerchi rendimento, il ribilanciamento non è la leva: quella è la percentuale azionaria, cioè il primo asse, ed è una decisione che si prende con l’orizzonte temporale in mano.
Cosa fare da qui
Apri il tuo portafoglio e scrivi due colonne: i pesi che avevi deciso e i pesi che hai adesso. Se non ricordi i pesi che avevi deciso, quello è già il risultato dell’esercizio, e il passo successivo non è ribilanciare ma decidere il bersaglio.
Se lo scarto c’è, prima di vendere fai il conto di quanti mesi di versamenti servirebbero per chiuderlo comprando. Se sono meno di sei, quasi sempre conviene aspettare e indirizzare i contributi. Se sono molti di più, la vendita ha senso, e a quel punto vale la pena guardare anche in quale ordine vendere, perché fra due posizioni con lo stesso peso in eccesso quella con la plusvalenza minore costa meno da ridurre.
Poi metti una data ricorrente nel calendario, una all’anno, e chiudi la questione fino ad allora.
Trovi la versione sintetica di questo articolo nel carosello dedicato al ribilanciamento su Instagram.
Questo articolo ha uno scopo educativo e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Le soglie, le frequenze e i risultati di simulazione citati provengono da studi su dati passati e su scenari modellati, che possono non ripetersi: non sono raccomandazioni operative. Il trattamento fiscale descritto è quello vigente alla data di pubblicazione e può cambiare; per la tua situazione specifica valuta il supporto di un professionista abilitato.
Fonti
- Yu Zhang, Harshdeep Ahluwalia, Allison Ying, Michael Rabinovich, Aidan Geysen, "Rational rebalancing: An analytical approach to multiasset portfolio rebalancing decisions and insights", Vanguard Research, ottobre 2022 (deriva del 60/40 dal 1989 al 2021, ottimalità del ribilanciamento annuale, certainty fee equivalent di 51 punti base contro il giornaliero, scomposizione 10-20% costi e 80-90% mercato, costi di transazione fino a dieci volte in fase di turbolenza, 1,52% nel quintile di volatilità più alta, impraticabilità del monitoraggio quotidiano per l'investitore individuale) — vanguardmexico.com (PDF)
- Vanguard, "Balancing act: enhancing target-date fund efficiency" (ricerca successiva sul ribilanciamento a soglia nei fondi a data target, metodo 200/175) — corporate.vanguard.com
- Agenzia delle Entrate, Circolare n. 19/E del 27 giugno 2014 (aliquota del 26% sui redditi di natura finanziaria, proventi da OICR come redditi di capitale, differenziali negativi come redditi diversi) — agenziaentrate.gov.it
- Agenzia delle Entrate, Circolare n. 11/E del 28 marzo 2012 (quota imponibile del 48,08% per i titoli pubblici e degli Stati in white list, prelievo effettivo del 12,5%) — agenziaentrate.gov.it
