C’è un rischio che quasi nessuno assicura e che, a differenza di quasi tutti gli altri, non è un evento improbabile: è la traiettoria demografica normale di una parte consistente della popolazione. Perdere l’autosufficienza in età avanzata non è la sfortuna che capita a pochi, è quello che succede a molti se vivono abbastanza a lungo.

Eppure, mentre praticamente ogni famiglia italiana ha una RC auto e molte hanno una polizza casa, la copertura contro la non autosufficienza è ancora un prodotto di nicchia. Non perché sia inutile, ma perché il rischio è lontano nel tempo, sgradevole da pensare, e nella percezione comune “tanto poi c’è lo Stato”. Questo articolo prova a mettere numeri su quell’ultima parte, perché è lì che sta l’equivoco.

Se non hai ancora chiaro l’ordine di priorità fra le varie coperture, il punto di partenza è la guida completa alle assicurazioni: la LTC non è la prima polizza da fare, e questo articolo non sostiene il contrario.

Quanto lo Stato copre davvero

Il sostegno pubblico principale per la non autosufficienza si chiama indennità di accompagnamento, spetta agli invalidi civili totali che non possono deambulare senza aiuto o non sono in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, e ha due caratteristiche importanti: non ha limiti di reddito e non dipende dai contributi versati.

Nel 2026 vale 551,53 euro al mese, per dodici mensilità e senza tredicesima, cioè 6.618,36 euro l’anno. L’importo deriva dalla rivalutazione dell’1,4% disposta dalla circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025, corretta poi dal messaggio INPS n. 628 del 23 febbraio 2026: nel 2025 erano 542,02 euro.

C’è poi una misura sperimentale, la Prestazione Universale, attiva dal 1 gennaio 2025 al 31 dicembre 2026, che aggiunge una quota integrativa di 850 euro al mese. I requisiti però la rendono un aiuto per pochi: almeno 80 anni, bisogno assistenziale gravissimo accertato dall’INPS, titolarità dell’indennità di accompagnamento e ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro. Quella quota, inoltre, è vincolata: va spesa in assistenza professionale documentata, badante o servizi accreditati, non è denaro liberamente disponibile.

Trattandosi di una sperimentazione con una scadenza scritta nella norma, cosa succederà dopo il 31 dicembre 2026 non è noto, e chiunque lo dia per prorogato sta anticipando una decisione che non è stata presa.

Quanto costa l’assistenza, davvero

Ora l’altro lato del conto. Due strade, due ordini di grandezza.

A casa, con una badante convivente. I minimi contrattuali del CCNL in vigore dal 1 gennaio 2026 partono da 1.211,38 euro al mese per il livello BS (assistenza a persona autosufficiente) e salgono a 1.372,91 euro per il livello CS (persona non autosufficiente) e a 1.695,99 euro per il livello DS, quello dell’assistenza sanitaria complessa. Ma il minimo contrattuale non è il costo: aggiungendo contributi, tredicesima, quattordicesima, TFR e vitto e alloggio, il costo reale per la famiglia si colloca fra 1.400 e 1.800 euro al mese.

In struttura, in RSA. La retta media in Italia è di circa 2.031 euro al mese, a cui si aggiungono in media 108 euro di spese extra per servizi non compresi, per un totale intorno ai 2.139 euro. La forbice geografica è ampia: circa 2.306 euro al Nord contro circa 1.630 euro al Sud e nelle Isole. Nelle strutture convenzionate circa metà della retta è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale come quota sanitaria, e resta a carico della famiglia la quota alberghiera, tipicamente fra 1.300 e 1.900 euro al mese. Le convenzioni però hanno posti limitati e liste d’attesa, il che significa che quel 50% non è un diritto esigibile subito ma una disponibilità.

Il divario, in una riga

Mettiamo i due lati uno accanto all’altro, prendendo lo scenario più comune e non il peggiore:

Voce Importo mensile
Costo di una badante convivente, tutto incluso circa 1.600 euro
Indennità di accompagnamento 2026 551,53 euro
Differenza a carico della famiglia circa 1.050 euro

Circa 12.600 euro l’anno, ogni anno, per tutta la durata della non autosufficienza. E la durata è la variabile che manda fuori scala il conto: un episodio di non autosufficienza non si misura in settimane come un infortunio, si misura in anni. Cinque anni a quel ritmo fanno 63.000 euro, dieci ne fanno 126.000, e sono cifre a valori di oggi, senza contare che i costi dell’assistenza crescono nel tempo.

Il conto in RSA, con quota alberghiera a 1.600 euro contro 551,53 di indennità, dà sostanzialmente lo stesso scoperto. Cambia il tipo di assistenza, non l’ordine di grandezza del buco.

Questo è il numero che manca in quasi tutte le pianificazioni patrimoniali familiari, e vale la pena notare che manca anche in quasi tutti i piani di indipendenza finanziaria: un numero FIRE calcolato sulle spese correnti di una persona autosufficiente non contiene questa voce, e la fase della vita in cui la voce compare è proprio quella in cui il capitale non si può più ricostruire lavorando.

Come funziona una polizza LTC

Il meccanismo è diverso da quello a cui siamo abituati con le altre polizze, perché non rimborsa una spesa: eroga una rendita.

Il trigger. La copertura si attiva quando l’assicurato perde la capacità di compiere autonomamente un certo numero di attività della vita quotidiana, le ADL (Activities of Daily Living): tipicamente lavarsi, vestirsi, alimentarsi, spostarsi, usare i servizi, essere continenti. La soglia contrattuale standard è la perdita di 3 o 4 ADL su 6. È il punto su cui i contratti differiscono di più, ed è il primo da leggere: una polizza che paga alla perdita di 3 ADL e una che ne chiede 4 non sono lo stesso prodotto, anche se la brochure si somiglia.

La prestazione. Una rendita mensile, di solito vitalizia, che si affianca all’indennità pubblica invece di sostituirla. Le due si cumulano: l’indennità di accompagnamento non è soggetta a prova dei mezzi e non viene ridotta dall’esistenza di una polizza privata.

La forma del contratto. Esistono LTC a vita intera, con premi da pagare per tutta la vita, e forme a capitalizzazione, in cui si versa per un periodo definito. Sul mercato italiano i premi partono indicativamente da circa 50 euro al mese, ma la cifra dipende in modo determinante dall’età di ingresso e dal livello di rendita scelto, quindi va presa come ordine di grandezza e non come prezzo.

Il difetto strutturale, detto chiaramente

La LTC pura funziona come una RC auto o una polizza infortuni: se l’evento non si verifica, i premi versati restano alla compagnia. Non c’è restituzione, non c’è capitale a scadenza, non c’è nulla per gli eredi. È esattamente il modo in cui deve funzionare una copertura di puro rischio, ed è anche il motivo per cui costa relativamente poco rispetto alla prestazione che promette.

Chiamarlo “difetto” è improprio dal punto di vista tecnico, ma è onesto dal punto di vista di chi decide, perché è la ragione psicologica per cui queste polizze si vendono poco: pagare per anni qualcosa che speri non serva mai è una cosa che l’RC auto ci obbliga a fare e che nessuno farebbe volontariamente se potesse scegliere.

Esistono prodotti che aggirano il problema abbinando la garanzia LTC a una componente di risparmio o a una polizza vita, così che “qualcosa torni indietro comunque”. Vale la stessa avvertenza che vale per tutti i prodotti misti: quello che torna indietro lo stai pagando, di solito con una struttura di costi meno leggibile di quella di due prodotti separati, e conviene farsi dare il costo delle due componenti in modo distinto prima di firmare.

Il vantaggio fiscale che quasi nessuno usa

C’è un dettaglio nel TUIR che rende la LTC il caso più favorito di tutta la detrazione assicurativa, e che è rimasto sostanzialmente invisibile.

L’articolo 15, comma 1, lettera f) del TUIR prevede tre massimali distinti per la detrazione IRPEF del 19% sui premi. Quello ordinario per le polizze vita e infortuni è di 530 euro di spesa annua. Quello per il rischio di non autosufficienza negli atti della vita quotidiana è di 1.291,14 euro, cioè quasi due volte e mezza tanto, e vale in aggiunta al primo, non al suo posto.

Tetto di spesa annua Detrazione massima al 19%
Vita e infortuni 530 euro 100,70 euro
Non autosufficienza 1.291,14 euro 245,32 euro

C’è una condizione precisa da verificare nel contratto, ed è quella che fa cadere la detrazione più spesso: l’impresa assicuratrice non deve avere la facoltà di recedere dal contratto. Se quella clausola manca, il premio non rientra nel tetto da 1.291,14 euro e ricade, quando ne ha i requisiti, in quello ordinario da 530. È una riga di contratto che vale 144 euro l’anno di detrazione, e va cercata prima di firmare, non dopo.

Vale anche qui la regola generale sul pagamento tracciabile e, per i redditi sopra i 75.000 euro, il tetto complessivo alle detrazioni al 19% introdotto dall’articolo 16-ter del TUIR. Entrambi i meccanismi sono spiegati nell’articolo sulla detrazione dei premi assicurativi.

Come decidere se ha senso per te

Non c’è una risposta valida per tutti, e la variabile che decide non è l’età: è quanto patrimonio hai e a chi vuoi che resti.

Il rischio si autoassicura se il tuo patrimonio è abbastanza grande da assorbire 12.000 o 13.000 euro l’anno di spesa aggiuntiva per un numero indefinito di anni senza compromettere il resto. In quel caso la polizza sposta un rischio che potevi già sopportare, e il premio è un costo puro.

Il rischio va trasferito quando quella spesa consumerebbe il patrimonio, costringerebbe a vendere la casa, o ricadrebbe sui figli. È il caso più comune nella fascia di patrimonio media, ed è anche quello in cui la LTC ha il rapporto migliore fra premio e danno evitato.

Un elemento che pesa più dell’età anagrafica è quanto prima si sottoscrive: il premio dipende in modo determinante dall’età di ingresso, quindi la stessa copertura comprata a cinquant’anni e a sessantacinque non ha lo stesso prezzo, e la differenza non è marginale. L’altra faccia della stessa medaglia è che a un’età più giovane stai pagando per un rischio molto lontano, cioè stai comprando molti anni di copertura che statisticamente non useresti.

Cosa fare da qui

Prima di guardare qualsiasi prodotto, fai il conto sul tuo caso: quanto costerebbe l’assistenza nella tua zona (le rette RSA variano di quasi 700 euro al mese fra Nord e Sud), sottrai i 551,53 euro dell’indennità, e moltiplica per il numero di anni che consideri realistico. Il numero che ottieni è il rischio che stai correndo oggi senza coprirlo.

Poi confronta quel numero con il tuo patrimonio disponibile, non con il tuo reddito: la non autosufficienza arriva quasi sempre quando il reddito da lavoro è già finito.

Se decidi di guardare una polizza, tre cose da chiedere per iscritto prima di ogni altra: quante ADL servono per attivare la prestazione, se l’assicuratore può recedere dal contratto (perché da quella riga dipende anche il trattamento fiscale), e come si comporta il premio nel tempo, se è costante o rivedibile dalla compagnia.

Trovi la versione sintetica di questo articolo nel carosello dedicato alla non autosufficienza su Instagram.

Questo articolo ha uno scopo educativo e non costituisce consulenza assicurativa, finanziaria o fiscale personalizzata. Gli importi di prestazioni pubbliche, i minimi contrattuali e le rette citate sono aggiornati alle fonti e alle date indicate e possono cambiare; i premi assicurativi riportati sono ordini di grandezza di mercato e non preventivi. Nessun prodotto o compagnia è raccomandato: prima di sottoscrivere una copertura valuta la tua situazione specifica, leggi il set informativo e, se serve, fatti assistere da un professionista abilitato.

Fonti

  1. INPS, "Indennità di accompagnamento agli invalidi civili" (natura della prestazione, assenza di limiti di reddito, dodici mensilità) — inps.it
  2. Importo 2026 dell'indennità di accompagnamento pari a 551,53 euro mensili (rivalutazione dell'1,4% da circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025, corretta dal messaggio INPS n. 628 del 23 febbraio 2026; 542,02 euro nel 2025). Dato confermato su fonti secondarie concordanti, testo integrale delle due comunicazioni non consultato direttamente — pmi.it
  3. INPS, "Decreto Anziani, Prestazione Universale" (sperimentazione dal 1 gennaio 2025 al 31 dicembre 2026, requisito degli 80 anni, ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro, quota integrativa di 850 euro vincolata a servizi di assistenza) — inps.it
  4. Altroconsumo, inchiesta sulle RSA 2026 (retta media mensile di 2.031 euro più 108 euro di spese extra, divario fra Nord e Sud) — altroconsumo.it
  5. Money.it, "RSA e case di riposo, i prezzi aggiornati al 2026" (forbice delle rette, ripartizione fra quota sanitaria a carico del SSN e quota alberghiera a carico della famiglia) — money.it
  6. Minimi contrattuali CCNL lavoro domestico in vigore dal 1 gennaio 2026 per badante convivente (livelli BS 1.211,38 euro, CS 1.372,91 euro, DS 1.695,99 euro) e costo complessivo per la famiglia — centrofiscale.com
  7. Altroconsumo, "Una polizza per anziani non autosufficienti" (funzionamento della garanzia LTC, soglia delle ADL, forme contrattuali) — altroconsumo.it
  8. D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), articolo 15, comma 1, lettera f) (detrazione del 19%, tetto di 530 euro per vita e infortuni, tetto di 1.291,14 euro per il rischio di non autosufficienza a condizione che l'impresa non possa recedere dal contratto) — brocardi.it